Danilo Callegari: “Shisha Pangma, la madre di tutte le avventure, mi ha cambiato dentro”

L’esploratore ha raccontato per immagini la traversata di Tibet, Nepal e India, a partire dalla scalata del monte omonimo in stile alpino per proseguire con 5000 km di bicicletta in condizioni di estrema privazione

Immagine 005Nutrito ed entusiasta il pubblico che ha assistito all’incontro con Danilo Callegari, l’esploratore solitario di Bannia che ha raccontato la sua ultima avventura vissuta tra Tibet, Nepal e India. Martedì scorso, nella sala consiliare della Provincia di Pordenone, Callegari, introdotto dal giornalista Daniele Micheluz, ha animato la penultima serata della sesta edizione di Pordenone Pensa, rassegna di idee organizzata da Circolo Culturale Eureka e dall’ente di Largo San Giorgio con il sostegno di sponsor privati.

“Shisha Pangma” è il nome della montagna tibetana da cui ha iniziato, arrampicandosi fino a 7.150 mt su 8.027 per poi arrendersi solo al meteo. Un racconto per immagini il suo, reso più concreto dall’utilizzo del tempo presente per illustrare le foto proiettate, e su tutto la sensazione che Callegari rivivesse e somatizzasse la spedizione proprio mentre ne parlava, finalmente alleggerito delle fatiche fisiche e psicologiche del viaggio.

Un pellegrinaggio di 153 giorni il suo, ovvero 5 mesi di lontananza da casa e dagli agi della vita occidentale.

“E’ un viaggio che mi ha cambiato molto dal punto di vista interiore – ha detto – l’India è chiamata “la madre”, e per me questa è stata la madre di tutte le avventure”.

A partire dalla scalata dello Shisha affrontata in stile alpino, ovvero senza avvalersi di ossigeno supplementare, di portatori d’alta quota né di corde fisse. Le difficoltà si sono presentate subito: “Il mio peso, sommato a quello dello zaino che mi portavo sulla schiena, ha rotto una lastra di ghiaccio e sono sprofondato in acqua fino alla vita, a 6000 mt. Per uscirne, con estrema difficoltà, mi sono procurato numerosi tagli alle mani. Poi sono caduto in un crepaccio. Quando ne sono uscito ho sentito un boato, come il tuono di un temporale. Pensavo potesse venire a piovere, in realtà si era staccata una valanga che è passata a 10 mt da me. Ho ancora addosso la percezione della folata gelida e la sensazione di paura”.

E sotto la valanga Danilo ha perso il passaporto. Per riaverlo e, soprattutto, per riottenere i visti d’ingresso per Nepal e India, ha lottato contro una burocrazia folle e corrotta, che ha rallentato di molto la prosecuzione del viaggio. Dopo la scalata, infatti, ha inforcato la sua fidata bicicletta, insieme alla quale ha percorso 5000 km e passato non poche vicissitudini.

Entrato in India, ha percorso in direzione ovest più di mille chilometri, attraverso le fertili pianure tra i fiumi sacri, passando per Agra, fino a inoltrarsi nel lontano e remoto Deserto del Thar, al confine con il Pakistan. Ha affrontato 6 giorni nel deserto in completa autonomia, caricando sulla bici le scorte di acqua e di viveri necessari. E’ stato costretto a spingere la bicicletta per molti chilometri a causa della grande quantità di sabbia sul percorso che rendeva impossibile stare in sella. Ha pedalato in media 8 ore al giorno, dall’alba fino al calare del sole, per poi trascorrere le notti nella sua tenda, con escursioni termiche di 40° tra giorno e notte.

Superato il Deserto del Thar, Danilo Callegari è uscito dallo Stato del Rajastan ed è entrato in quello del Gujarat, raggiungendo per la prima volta il mare verso la fine dell’anno. Durante le festività natalizie ha avuto seri problemi di salute: “avevo febbre, vomito, dissenteria, nausea, eruzioni cutanee, sdoppiamento dell’immagine.. Ho un ricordo vivo di quel momento: sto male, mi accascio, rimetto, mi rigiro nel mio stesso vomito. Sono steso e vedo il cielo, pensando di non aprire mai più gli occhi. Ma poi scatta qualcosa e dico: “Bè, Danilo, vuoi morire su una cavolo di strada indiana?”.

Una sfida vinta con la tenacia, dunque, che gli ha permesso di continuare a pedalare nonostante i chili persi e lo stato di forte debilitazione.

Con l’entrata nello stato di Maharastra le sue condizioni fisiche sono decisamente migliorate. Ha raggiunto la città di Mumbai e si è inoltrato per dieci giorni all’interno del Konkan, un’area geografica a carattere montuoso ricoperta da una foresta molto fitta. Entrato nel piccolo stato di Goa, dopo un giorno di salite e discese, ha toccato le acque dell’Oceano Indiano. Passando per gli stati del Karnataka e del Kerala, ha portato a termine il suo progetto il 29 gennaio, con l’arrivo a Kanyakumari.

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