A PnPensa il mondo degli animali e delle fiabe “raccontato” dagli esperti di Fantasy, Mario Polia e Paolo Paron

Nel suggestivo scenario della fattoria didattica “La Contrada dell’Oca” PnPensa ha fatto centro anche a Fanna.

P1190607Un viaggio nelle fiabe e nelle leggende ispirate al mondo animale e della natura, grandi fonti d’immaginario a cui hanno attinto favole e racconti popolari a tutte le latitudini ma anche una lezione sul senso della vita, nelle diverse culture, con due guide d’eccezione.

E’ stata una serata magica quella che Pordenone Pensa, la rassegna di idee promossa da Circolo Eureka e Provincia di Pordenone, ha offerto al numeroso pubblico presente alla Fattoria didattica “La Contrada dell’Oca” di Fanna, a “Leggende in fattoria. Animali e piante nell’immaginario”, appuntamento all’insegna del mito in compagnia di due esperti del mondo del fantasy, lo scrittore friulano Paolo Paron e il professor Mario Polia, uniti da una profonda amicizia e dalla comune passione per il fantasy. Una su tutte: le opere dello scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien, autore de “Il Signore degli anelli” cui, proprio lo storico e antropologo Polia, ha dedicato il primo saggio in lingua italiana mentre all’autore friulano va il merito di avere fondato l’Antica Quercia e la Società Tolkeniana Italiana e di avere collaborato sia alla trilogia di film ispirata al “Signore degli anelli” e sia alla nuova traduzione de “Lo Hobbit”.

Studioso di miti e leggende del Friuli, Paron autore tra gli altri della “La casa dei sette gatti. Storie di streghe, incantesimi e benandanti” ha così invitato nella propria dimora (Paron è il titolare della fattoria didattica), location quanto mai azzeccata, l’amico Polia per esplorare insieme, un retaggio antico, millenario e simbolico, che sa ancora parlare al cuore di grandi e piccini. «Un viaggio immaginario ma non troppo – ha spiegato Paron – legato agli animali, alle piante, ai ritmi dell’esistenza dell’uomo contadino, dove, anche solstizi ed equinozi, avevano grande senso, un’esistenza in cui il tempo aveva valore assoluto».

«Una concezione del tempo ciclico, in cui la fine dell’uomo concorda con l’inizio – ha aggiunto Polia – non una visione disperata di chi va incontro alla vecchiaia, e quindi alla morte. Anzi. In culture completamente differenti dalla nostra, come nella cultura Masai l’anziano sta al vertice della società, perchè l’anziano ha il compito di trasmettere a coloro che verranno dopo di lui non solo le tecniche agricole utili al sostentamento ma una eredità di valori. L’anziano tramanda l’arte di vivere. Per un Masai la cosa più importante è diventare antenati, ovvero avere accumulato nella vita la capacità di essere un esempio che, la morte, rappresenta solamente il passaggio dal visibile all’invisisbile. Così che, l’antenato, non vive semplicemente nel ricordo dei cari ma nelle azioni di chi resta».

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