“Quando tutto questo sarà finito”: toccante viaggio con Gioele Dix fra le memorie del padre perseguitato

Teatro gremito a Polcenigo per la terza serata di PnPensa

Gioele Dix_4 E’ il Giole Dix che non ti aspetti quello che, smessi i panni del mattatore, così come siamo abituati a vederlo a teatro e in tv, ha regalato grandi emozioni strappando applausi a scena aperta al pubblico del teatro di Piazza Plebiscito, a Polcenigo, ospite di Pordenone Pensa, la rassegna di idee promossa da Circolo culturale Eureka e Provincia di Pordenone giunta alla sua sesta edizione. Il poliedrico artista milanese si è presentato nell’inedita veste di autore del libro ”Quando tutto questo sarà finito”, sua ultima fatica letteraria, edita da Mondadori. Un racconto di vita vissuta che il padre di Dix, Vittorio, ha fatto al figlio David (vero nome di Gioele Dix) rivelandogli la propria storia di perseguitato, costretto a lasciare scuola e casa, a preparare lo zaino e fuggire con la sua famiglia di ebrei italiani, all’indomani della promulgazione delle leggi razziali nel 1938.

Una storia di paure, scelte fatali, umiliazioni, ma anche di lampi di inaspettata bontà umana, di angeli all’inferno, che hanno il volto di persone semplici dall’animo buono come quella del tenente della Guardia di Finanza, Emilio, inaspettata “ancora di salvezza”, figura che per Dix rappresenta «l’Italia bella, quella delle persone dall’animo buono, disinteressate, che ti danno una mano senza nulla chiedere in cambio, rischiando anche sulla propria pelle».

Senza perdere la sua vis comica, nonostante la tragicità dei fatti accaduti e raccontati, l’autore, calandosi perfettamente nei panni del protagonista, usando la scelta stilistica della prima persona, ha inoltre smentito, stando alle parole di papà Vittorio, le critiche sollevate da chi può avere considerato il libro uno strumento per condannare lo sterminio nazifascista: «Pur denunciando la ferocia degli atti commessi e le privazioni subite da brave persone che avevano l’unica sfortuna di essere ebree, mi piace sottolineare – ha affermato Dix – che il libro non è un libro astioso, non è contro i tedeschi, perché, come diceva mio nonno Maurizio “Io non ce l’ho con i tedeschi: sono loro ad avercela con me” ».

Alla domanda posta da uno spettatore seduto fra il numerosissimo pubblico se Dix e il padre, una volta scritto il libro, avessero avuto il desiderio di recarsi sui luoghi raccontati da Vittorio e reincontrare qualcuna della persone conosciute lungo il tortuoso cammino di un giovane in fuga, l’autore ha confermato: «Sì, è stato molto interessante ripercorrere con mio padre quelle tappe, ma purtroppo, a distanza di 70 anni, non siamo riusciti a rintracciare i diretti interessati. Mi sarebbe davvero piaciuto conoscere quella persona meravigliosa che deve essere stato il tenete Emilio, e spero che questo libro possa essere il giusto omaggio a lui e a tutte le persone speciali che si sono spese per aiutare la mia famiglia».

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