Paolo Savona: “Servono un piano A per restare in Europa e un piano B per uscire”

P1190037È la tesi di Paolo Savona, economista di fama internazionale, già Ministro all’Industria del governo Ciampi, ospite dell’appuntamento di apertura della nuova edizione di Pordenone Pensa.

«Occorre avere un Piano A per stare nell’euro e un Piano B per uscirne. L’uscita, sotto la spinta di un attacco speculativo come quello mosso nel 2010, sarebbe un dramma. Occorre essere preparati e, per farlo, occorre stabilire nuove alleanze internazionali per fronteggiare l’attacco speculativo contro il debito pubblico e le imprese private. La Germania lo sta già facendo, stringendo accordi industriali importanti con Russia e Cina. Da parte dell’Italia occorrerebbe un’azione di politica estera di tutela dagli attacchi speculativi che ci sarebbero contro una eventuale nuova lira italiana, seguendo proprio la strada della Germania. Del resto, la storia d’Italia è una storia di alleanze, a partire da quella stabilita con i francesi per l’unità d’Italia a quella con gli americani nel dopoguerra fino all’alleanza europea.

Stare nell’euro non è meno difficile di quanto sia uscirne. Se il costo per rimanervi è la perdita di quote importanti del nostro apparato produttivo e disoccupazione crescente, concentrata per giunta nel settore giovanile, è chiaro che un piano B può diventare indispensabile».

Ad affermarlo, il professor Paolo Savona, economista di fama internazionale, già Ministro all’Industria nel Governo Ciampi, autore di numerosi scritti in materia monetaria internazionale, con specifico riferimento all’euro, ospite nello splendido scenario di Palazzo Tadea, a Spilimbergo, del primo appuntamento dell’edizione numero 6 di Pordenone Pensa, la rassegna di idee promossa da Circolo Eureka e Provincia di Pordenone.

Savona intervistato dal sindaco della città del mosaico, Renzo Francesconi, si è intrattenuto con il pubblico analizzando in particolare le possibili evoluzioni delle politiche economiche europee a poche ore dal voto per il rinnovo del Parlamento europeo. Votazioni che hanno visto trionfare i partiti euroscettici, rappresentati da ben 140 parlamentari, tra cui figure carismatiche come la francese Marine Le Pen, leader del Front National, trionfatrice in una Francia che ha visto il crollo dei socialisti di Francois Hollande; l’inglese Nigel Farage, il greco Alexis Tsipras, leader del partito di estrema sinistra ma anche il “nostro” Matteo Salvini, leader del Carroccio. Rappresentanti di movimenti tra loro estremamente diversi – con radici di destra, di sinistra o indipendentisti – ma uniti dall’avversione per l’Ue, per i suoi diktat economici fondati sull’austerità e sui vincoli di bilancio.

«Certamente è maturata la coscienza che istituzioni come la Banca Centrale europea, lo stesso Parlamento europeo, la commissione europea di Bruxelles vadano riformate, diventino più democratiche e siano in grado di perseguire politiche diverse che non siano solo quelle della stabilità e dell’austerità ma anche dello sviluppo» ha spiegato Savona, «certo – ha aggiunto – l’arrivo degli euroscettici potrebbe causare problemi di scarsa funzionalità del Parlamento ma certamente potrebbero portare una ventata di novità che ancora non conosciamo».

L’ex ministro ha inoltre rilanciato da Spilimbergo la sua proposta che il nuovo Parlamento europeo si adoperi per creare una vera identità comune per i cittadini del Vecchio Continente, attraverso l’istituzione di una Scuola Europea Comune di ogni ordine e grado «perché per fare l’Europa dobbiamo fare per prima cosa gli europei – ha concluso Savona – con insegnanti assunti sulla base del merito e gli studenti pronti a circolare liberamente e ad accogliere un unica cultura intercambiabile».

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