Beltotto sulla clausura: “Quelle suore per noi sono come il sangue per l’organismo, se si impoverisce non ti reggi in piedi”

DSCN6534Il giornalista, ieri sera ospite di Pordenone Pensa, ha illustrato i suoi libri sulle monache benedettine che, attraverso un blog, rispondono alle domande poste dal “mondo esterno” su maternità, amore, sesso ma anche politica e filosofia.

Pordenone Pensa, la rassegna di idee organizzata da Circolo Culturale Eureka e Provincia di Pordenone, ha ospitato il giornalista Giampiero Beltotto, ieri nella saletta dell’ex convento San Francesco. L’ex portavoce del governatore Zaia, oggi responsabile marketing de La Fenice di Venezia, intervistato da Roberto Castanetti (centro culturale Augusto Del Noce), ha illustrato “Silenzio amico”, libro che racconta la clausura delle monache ai tempi di internet. Un racconto iniziato oltre 30 anni fa, quando dette alle stampe “Ho intervistato il silenzio”. “Fu come uno scarafaggio nero schiacciato su un muro bianco – ha raccontato – era il ‘79, avevano appena ammazzato Aldo Moro. Con gli anni di piombo, un’atmosfera tetra e la cultura in mani giacobine, il libro fece il botto e vendette 25mila copie, un’enormità per il tempo. Lo scarafaggio non era la clausura ma il fatto che alcuni cattolici dicessero di non vergognarsi di appartenere ad una cultura millenaria”.

Beltotto ha rivelato come è nata l’idea, dalla maggior parte della gente giudicata noiosa a priori. “Quando avevo 16 anni feci dei ritiri che furono esperienze di straordinaria formazione. Al mio primo lavoro come giornalista decisi di raccontare la clausura. Un po’ per i miei 24 anni, un po’ per gli occhi azzurri, la Badessa accettò di collaborare. La maternità, l’amore, il sesso, domande “maleducate” a cui le suore dettero risposte educate”. Ma a fare da filo conduttore fu la certezza, quella di un Gesù morto ma poi risorto, quella di sapere da dove si parte ma anche dove si arriva. “Sarei cattolico anche se Dio non esistesse – ha sottolineato Belotto – e il libro fu proprio la manifestazione orgogliosa di una comunità cattolica che affermava di essere felice di esistere”.

L’intervista è poi approdata a “Silenzio Amico” (Marsilio, 2012). Ancora una volta le suore benedettine hanno aperto le porte a Beltotto, e il loro cuore al mondo esterno. Per l’occasione le monache del monastero cistercense di Valserena hanno infatti accettato di aprire un blog sul quale si confrontano quotidianamente con gli utenti. “La bellezza della clausura al tempo di internet” è il sottotitolo del volume di Beltotto, che indica la Chiesa come antesignana della rete: “Prima del web c’era il latino, lingua universale, un po’ come internet oggi” – ha affermato – la rete di oggi è solo un contenitore che ti lascia solo con la tua disperazione. Ma se sei nella comunità della Chiesa cattolica sei un po’ meno solo e meno disperato. La solitudine è conseguenza dell’influenza giacobina, che ci ha fatto smarrire il senso dello stare quaggiù, censurando quello che c’è lassù”.
Per concludere con un’affermazione: “Nel tempo abbiamo maturato che la clausura non serve a niente. Eppure le suore sono come il sangue nell’organismo: non lo vedi ma se si impoverisce ti reggi male in piedi”.

Le serata è stata impreziosita dalle note del quartetto formato dalla singer Nicole Pellicani, dal chitarrista Alessandro De Crescenzo, dal contrabbasso di Massimo Pasut e dal batterista Andrea Fontana.

Pordenone Pensa continua con Franco Nero, venerdì 30 maggio alle 20.30 al teatro Gozzi di Pasiano.

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