L’AFFETTO DEL PUBBLICO DI PN PENSA PER IL “BAFFO” MARINO BARTOLETTI

IMG_0054Il “baffo” Marino Bartoletti, ieri sera a San Quirino, ha intrattenuto il folto pubblico di Pordenone Pensa con la sua conoscenza enciclopedica dello sport e della musica. Intervistato da Stefano Boscariol, il giornalista sportivo ha animato la serata intitolata “Clamoroso al Cibali”. E proprio da questa affermazione ha esordito: “è un grido attribuito ad un giovane e non ancora rauco Sandro Ciotti (anche se non ci sono registrazioni che lo dimostrano) conseguenza della vittoria inaspettata del Catania sull’Inter. In realtà quella partita si collega non poco alla vostra terra. Fu infatti giocata il 4 giugno 1961, e quindi come oggi. E a dirigerla fu niente meno che Bruno De Marchi, indimenticato arbitro pordenonese di oltre 200 partite”.

Nessun avvio migliore di questo per scaldare il pubblico e continuare la chiacchierata, durante la quale Bartoletti ha esternato il suo amore per lo sport da un lato e il suo biasimo per certo giornalismo pettegolo e irresponsabile dall’altro.
“Candido Cannavò (direttore della Gazzetta per 19 anni, ndr) ha fatto bene a morire perché non si sarebbe riconosciuto in questo sport e in questo giornalismo – ha detto provocatoriamente – uno come lui aveva un concetto dell’etica sportiva che nemmeno noi, generazione successiva, siamo riusciti ad ereditare. Oggi l’80% dei giornalisti non riflette prima di parlare, dimenticando così quanti danni può fare con un microfono”.

“Ci sono uomini e fatti che hanno decretato la storia del Paese e non si leggono sui libri di scuola – ha continuato – basta ricordare Coppi e Bartali, che sono l’emblema della rinascita e della fierezza italiana in un paese devastato dalla guerra. E nel 1946 l’Italia sconfitta, distrutta, usciva dalle macerie pedalando e organizzando il Giro d’Italia, cosa che non riuscì nemmeno alla Francia, che quell’anno rinunciò al Tour”.

Non è mancata una riflessione sullo sport disonesto, venduto: “nel ciclismo il doping è imperante. Ma si trovano i drogati perché li si cerca, e poi li si punisce. Negli altri sport non si cerca con così tanta severità. Le piaghe che ci sono oggi – ovvero il calcio-scommesse, la violenza sugli stadi, il doping – erano state denunciate già da Ambrogio, vescovo di Milano, nel 393 d.c. Fu proprio per questo motivo che le Olimpiadi furono interrotte e ripresero solo nel 1856. Questo perché le Olimpiadi erano considerate qualcosa di sacro e la giustizia degli uomini veniva rispettata”.

Proprio come dovrebbe essere per i 2 scudetti revocati alla Juventus: “Quando la Juventus sta bene è un buon esempio per tutti, una squadra di stile. Ma se si sbaglia, bisogna rispettare la giustizia fatta dall’uomo. Chi si è comportato male dovrebbe essere maledetto da tutti perché ha tradito la fiducia di chi davvero ama lo sport. Per questo ognuno di noi dovrebbe volare al di sopra delle passioni personali, spogliandosi della deriva da ultrà che si vede oggi anche in certa politica”.
“L’educazione è un momento fondamentale – ha aggiunto – è un percorso che inizia dalle famiglie, dai genitori, che trasmettono ai figli i propri valori. Per questo qualche volta dico che i giovani migliori sono gli orfani, perché non hanno la palla al piede di genitori frustrati che istigano violenza sugli spalti”.

Si è poi parlato del suo lavoro: “di 2 cose vado orgoglioso. La prima quella di aver ideato Quelli che il calcio, racconto calcistico sdrammatizzato e rivolto a tutti, dagli appassionati alle donne. La seconda di aver diretto il Guerin Sportivo, giornale a cui prima approdai come collaboratore, innamorato dell’allora direttore Gianni Brera”.

E, a testimoniare la sua passione per la musica (tra le altre cose, nel 2008 ha selezionato le canzoni di Sanremo), il pubblico ha finito cantando i 5 pezzi classificati nel 1970 al festival ligure e rimasti negli annali, a testimonianza della qualità degli artisti di quel periodo.

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