Giovanni Santarossa: “I libri cambiano le persone. Le fanno sorridere”

2013_06_05_pnpensa_GiovanniSantarossa«Negli anni Sessanta, in una prestigiosa università americana, hanno fatto un esperimento. Hanno preso un campione di 40 persone tutte rigorosamente analfabete. Una metà fu ospitata in stanzette con il solo letto e la luce. Altri venti furono invece ospitati in stanze tappezzate di libri, quadri, luci giuste. Al termine dell’esperimento, riportati di fronte a coloro che lo costruirono, i venti del primo gruppo rimasero le stesse persone, nel modo di camminare, di gestire, di porsi, di sedersi. I secondi venti, non impararono a leggere ma assunsero una eleganza, anche nel fare i gesti più semplici, che prima non avevano. Nei giorni di Pordenonelegge accade un miracolo. Le persone cambiano. I ragazzi tengono le porte aperte dei negozi e dei bar alle signore ed ai signori più anziani, e non è detto che abbiano letto. Ma se io sono circondato da persone che sorridono, sorrido anche io. Ed i libri, sorridono». E’ solo uno dei tanti appassionati aneddoti, con cui Giovanni Santarossa, titolare della battagliera casa editrice pordenonese “Biblioteca dell’immagine” ha incantato il pubblico di PordenonePensa,  la rassegna di idee organizzata dal Circolo Culturale Eureka in collaborazione con la Provincia di Pordenone. “Culturalmente Pordenone” era il titolo della serata, condotta ieri dal giornalista Lorenzo Padovan, all’ex convento San Francesco, ospiti del comune di Pordenone. Una occasione per porre l’accento su una terra, il pordenonese, riduttivamente identificata solo con il fatturato, che si distingue invece anche per sua vitalità e vocazione culturale ed ha proprio nella “Biblioteca dell’Immagine” come nelle tante rassegne culturali proposte a Pordenone e sul territorio della destra Tagliamento, da PordenonePensa a Pordenonelegge, da Dedica alle Giornate del Cinema muto, alcune fra le più alte espressioni. Pur con delle mancanze. Specie nel campo dell’informazione.

«Il nordest è stato un grande gigante economico e, pur con le sue sofferenze, lo è ancora – ha osservato Santarossa – mancando di diventare però un gigante dell’informazione. La prova è la mancanza di un quotidiano nazionale con tutto il rispetto per i quotidiani locali. Non abbiamo una televisione a diffusione nazionale. Nel corso del secoli, abbiamo avuto i più grandi tipografi ma tutta questa capacità si è ridotta al fatto che le due case editrici del nordest, Neri Pozza di Vicenza, e Marsilio di Venezia, da anni ormai non sono più nostre. In Friuli Venezia Giulia avevamo delle signore case editrici, realtà che hanno commesso un grave errore, quello di andare dagli enti pubblici e dai partiti, presentando un progetto e battendo cassa. Non volevano confrontarsi con il mercato. Così, hanno chiuso. Io mi confronto con il mercato e studio quali possono essere i miei clienti. Se si sta fuori dal mercato, nel momento in cui non si ricevono più finanziamenti pubblici, si chiude. Biblioteca dell’Immagine ha ormai superato i 1.000 punti vendita. Abbiamo più punti vendita della grandi case editrici, le stesse che si complimentano con noi per la nostra diffusione capillare sul territorio».

Una casa editrice, “Biblioteca dell’Immagine” che ha fatto della storia e del territorio i due assi principali su cui si muoversi, strizzando l’occhio alla sperimentazione, come nel caso della prossima opera in cantiere. Santarossa ha rivelato al pubblico di PordenonePensa un vero e proprio scoop, un autentico colpo di fortunaabbiamo recuperato e riattualizzato l’opera monumentale voluta dal triestino Emilio Treves, che nella seconda metà dell’Ottocento mandò in giro per il mondo 250 scrittori e 450 disegnatori per realizzare delle tavole che descrivessero ciò che vedevano con i loro occhi». Tavole rimaste per anni nei cassetti e che ora finiranno in un grande progetto, una nuova collana, targata “Biblioteca dell’Immagine”. Il primo volume, dedicato alla città di Trieste, sarà disponibile da settembre.

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