ANDREUCCI E ROSSETTI, PILOTI DI RAZZA LANCIATI DA ICIO PERISSINOT

Numerosi appassionati hanno assistito a “Tutta questione di talento”, incontro che Pordenone Pensa ha dedicato ai rallysti Paolo Andreucci e Luca Rossetti. Nella sala consiliare della Provincia i 2 piloti, intervistati dal caporedattore di Autosprint Andrea Cordovani, hanno raccontato della loro passione per le auto sportive ma anche della figura di Maurizio Perissinot, rallysta scomparso nel 2004 e che è stato punto di riferimento per i loro inizi motoristici.

“Avevo 13 anni, Icio era in officina e parlava con i meccanici – ha rivelato Andreucci – mi ero avvicinato e cercavo di tirare le orecchie per sentire cosa si dicevano. Icio mi ha invitato ad entrare e ha continuato il suo lavoro. Lui aveva un’innata capacità di capire con netto anticipo cosa poteva piacere alla gente, cosa faceva spettacolo. È lui che ha proposto a Rally Sprint, in tempi non sospetti, la classifica a punteggio della prova speciale. Ma per me è stato importante soprattutto per l’approccio mentale sulla gara. Avevo infatti problemi di concentrazione; Icio mi diede alcuni consigli che seguo ancora ora”.

“Avevo la testa durissima – ha aggiunto Rossetti – per questo Icio mi bacchettava sempre. Ma, anche adesso, in qualsiasi situazione, mi chiedo cosa mi consiglierebbe di fare. È stato grazie a lui se ho iniziato la mia carriera. Con lui faticavo a rapportarmi perché mi trattava come un figlio e io ero veramente testardo. Inoltre non mi faceva mai complimenti perché sapeva che mi avrebbe fatto più male che bene”.

La figura di Icio è stata filo conduttore della serata e opportunità per interrogarsi sulle differenze tra i rally di oggi e di ieri. “Tra gli anni ’80 e oggi c’è molta differenza – ha detto Andreucci – per questioni di sicurezza le case automobilistiche hanno messo molti paletti. Una volta avevi gli scarichi liberi, la trazione posteriore, le gare duravano 4/5 giorni e c’erano 6/7 prove speciali. Oggi ci sono una marea di commissari gara, i costi sono lievitati, la spettacolarità è diminuita. Non da ultimo, una volta c’era la figura del preparatore, a cui consegnavi in mano la macchina. Questo ti aiutava a portare in officina la gente, che si appassionava al lavoro dei tecnici. Oggi c’è l’assemblatore, che mette insieme i pezzi che invia la casa produttrice. Non è, secondo me, la velocità che garantisce lo spettacolo”.

E sulla crisi si è espresso Rossetti: “non è una crisi di talenti, sono le condizioni che sono cambiate. Anche le case automobilistiche soffrono la crisi perciò ai piloti manca spesso una certa continuità”.

“I problemi di sicurezza sono alla base di questa disaffezione del pubblico ai rally – ha aggiunto Andreucci – da noi è stato Icio a concepire 10 anni prima degli altri il concetto di rally-spettacolo, e ha sempre fatto il pieno di iscritti.  A Piancavallo, ad esempio, ovunque ti piazzavi per vedere era sempre bello; adesso non si può stare troppo vicino ai piloti, cosa che allontana il pubblico”.
“Una volta si correva con la Porche, la Ferrari – ha aggiunto Rossetti – oggi con la Uno, la A112. E’ chiaro che non hanno lo stesso appeal. Poi la corsa notturna è sempre stata bellissima e capace di calamitare molto pubblico. Oggi invece si fa di giorno perché si corre per la tv e gli sponsor”.

Si è ovviamente parlato di talento, tema della serata. “Ci nasci – ha detto Andreucci – ma è da coltivare e, nel rally, non basta. Ci vogliono anche soldi, una squadra, capacità di tenere i rapporti con i meccanici. Per correre a piedi ci vuole molto più talento che per correre in macchina”.
“Il talento conta fino ad un certo punto – ha affermato Rossetti – è la testa, sono le scelte che fai che determinano il tuo talento. Per andare veloci ci vuole sangue freddo, capacità di controllo”.

I due rallysti sono stati poi “pungolati” da Cordovani sulle loro preferenze. Rossetti, vincitore di 3 europei e 1 italiano, si trova a suo agio sia su asfalto che su terra. “Il primo è aderenza, calcolo, precisione – ha spiegato – il secondo è improvvisazione, imprevisto. Più che preferire l’uno o l’altro, sono più versatile che specialista”.
“Mi piace la terra – ha ammesso Andreucci – ma non mi dispiacerebbe tornare alle gare miste”.

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