INCONTRO CON GIOVANNI ALLEVI, ALIENO IMPERFETTO E CLASSICO RIBELLE

Già al suo arrivo sul palco del Mascherini Giovanni Allevi è stato accolto da un lungo e scrosciante applauso.
Simpatico, travolgente e ironico, il musicista che ha stregato il mondo con le sue note si è concesso generosamente al pubblico accorso ieri sera ad Azzano Decimo per assistere all’incontro in cartellone a Pordenone Pensa.
Un teatro gremito e attento lo ha seguito con partecipazione mentre, incalzato dalle domande del direttore d’orchestra Eddi De Nadai, parlava di se stesso e delle sue passioni. A fare da filo conduttore è stato il suo ultimo libro, “Classico ribelle”, nel quale si racconta dal punto di vista personale, professionale e filosofico.

Allevi, molto emozionato, ha rotto subito il ghiaccio rivelando di avere mangiato moltissimo (musetto, frico e asparagi giganti). “Mi hanno detto che questa è la terra degli Ufo” – ha scherzato, cosa che ha offerto a De Nadai l’occasione per chiedergli se si sente realmente un Alien, come recita il titolo di un suo cd.
“Viviamo in una società che spinge all’omologazione – ha risposto – bisogna per forza essere allegri, programmare le vacanze. Ma l’essere umano è imperfetto, inquieto, ha un’ombra dentro. E chi accetta la propria unicità è un alieno”.

Ho imparato che bisogna accettare l’imperfezione – ha continuato – anche i grandi del passato sbagliavano. Io faccio concerti quasi tutte le sere, con il tempo ho imparato ad accettare i miei errori”.

Allevi ha poi affrontato il “confronto” proprio con i grandi del passato: “lo studio accademico ti permette di entrare nel loro linguaggio. Ma c’è un momento in cui o rimani schiacciato dalla loro magnificenza o fai un salto. Nonostante io ami questi geni della musica, ho deciso di prenderne le distanze”.

E a chi ricerca la tecnica a tutti i costi, Allevi ha risposto che “tante volte è facile scrivere una canzone nascondendosi dietro alla tecnica e poi compiangersi del fatto che il volgo ignorante non capisce la tua musica. Io voglio arrivare al cuore delle persone. Infatti il più bel complimento che ho ricevuto è “mi hai emozionato”.

Allevi ha parlato poi del difficile rapporto con il mondo accademico e con la stampa, rapporto reso arduo soprattutto da fraintendimenti. “Sono anche andato in depressione per questo – ha confessato – ma dopo che hai acquisito la tecnica devi gettarla alle spalle”. Un “classico ribelle” a tutti gli effetti, dunque, come ha testimoniato la sua Tokio Station, costruita con una struttura alla Domenico Scarlatti e un ritmo alla Michael Jackson, ed eseguita ieri sera.

A rendere ulteriormente prezioso l’incontro è stata infatti l’esecuzione di alcuni suoi pezzi, che hanno inframezzato le domande. Allevi ha aperto con Secret Love, uno dei suoi brani più famosi perché legati ad una nota campagna pubblicitaria, per continuare con Tokio Station, Close To Me, Come sei veramente (altro brano famosissimo) e concludere con Aria per respirare. Nel mezzo, la sua interpretazione dell’Inno di Mameli, ma soprattutto il suo contagioso ottimismo. “Sono convinto che dietro l’angolo c’è un Rinascimento che ci attende” – ha affermato con entusiasmo.

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Pubblicato su Edizione 2012, NEWS
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