PNPENSA: “USCIRE DALLA CRISI? SI PUÒ, RITORNANDO ALLA SOLIDARIETÀ”

SESTO AL REGHENA, 17 maggio – Una “location” unica, il salone dell’Abbazia di Santa Maria in Sylvis, il pubblico numeroso ed un ospite d’eccezione. Questi gli ingredienti dell’appuntamento promosso da Circolo Eureka e Provincia di Pordenone in collaborazione con l’amministrazione comunale di Sesto al Reghena nell’ambito delle quarta edizione di PordenonePensa.

Protagonista della serata il giornalista, scrittore e economista Geminello Alvi che, intervistato dal dirigente d’azienda pordenonese Diego Frattarolo, ha intrattenuto gli ospiti in sala affrontando un tema di grande attualità e particolarmente sentito, la crisi economica, centrando l’attenzione in particolare su quali siano le cause che l’hanno generata e sul modello offerto dall’economia cinese, da lui fortemente criticato anche nella sua ultima opera intitolata “Il capitalismo verso l’ideale cinese” (Edizioni Marsilio), capitolo conclusivo di una trilogia iniziata con “Le seduzioni economiche di Faust” e “Il secolo americano”, entrambi pubblicati da Adelphi.

Se il mondo occidentale è in forte crisi, non solo economica, pensare che il modello da seguire per uscirne sia quello offerto dai mercati dei Paesi del Sud-Est Asiatico è fortemente sbagliato: “La Cina raccoglie il peggio del capitalismo – ha sottolineato Alvi – raccoglie l’omologazione, soprattutto un idea astratta del fatto economico. Ci troviamo di fronte ad un economia che investe la metà del PIL, una economia dispotica controllata dal partito comunista, con delle condizioni di distribuzione del credito, con privilegi come tassi di cambio falsificati, dei “giochi insopportabili” che solo la debolezza dell’Occidente può sopportare”.

“Il vero problema, il vero limite – ha osservato Alvi – è la crisi dell’Occidente, che nasce proprio dal venir meno di quell’individualismo che era il vero movente, la vera giustificazione del capitalismo, quello  spirito di libertà, se si vuole anche di sovvertimento ma anche di creazione spirituale, autonomo, sciolta dai nessi dispotici o dell’arbitrio. Purtroppo è questa decadenza del mondo occidentale che genera le differenze e questo paradosso”.

Alvi ha detto la sua anche su quali siano le possibili soluzioni per uscire dalla crisi anche nel nostro Paese: “Credo sia giunto il tempo di abbandonare ragionamenti astratti, favorendo un ritorno alla simpatia, alla solidarietà, ad un capitalismo dal volto più umano incentrato su crescita lenta, frugalità, valore del dono.  Nel caso del nostro Paese, occorre pensare seriamente ad un alleggerimento dello Stato che è il vero grande disastro della situazione italiana”. “L’unica vera riforma necessaria in Italia – ha concluso – è proprio quella dello Stato, che finora nessuno ha voluto fare, a Destra come a Sinistra. Occorre una vera e propria assunzione di responsabilità, pensando ad un modello di Stato magari confederale, che ponga fine ad una situazione indegna che ha condotto il Sud dell’Italia nelle mani della criminalità organizzata ed il Nord in un vicolo circo di innumerevoli tasse, facendolo sprofondare in una condizione di difficoltà economica fino a ieri impensabile”.

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